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INTERVISTA | Simone De Cenzo e la Regia come Introspezione

  • Immagine del redattore: Sonia Spera
    Sonia Spera
  • 26 nov 2025
  • Tempo di lettura: 4 min

Introduzione

Incontrare e dialogare con artisti emergenti significa scoprire nuove visioni. La realizzazione di opere artistiche richiede coraggio, ambizione e dedizione, elementi che sicuramente caratterizzano Simone De Cenzo, giovane regista romano che oggi ho il piacere di intervistare.


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Iniziamo dalle origini.

Quando e in che modo è nato il tuo desiderio di voler raccontare storie?

Dopo aver conseguito la laurea triennale in Arti e Scienze dello Spettacolo e un master in Video Editing e Digital Storytelling presso La Sapienza di Roma, ho guardato molti cortometraggi e notando elementi che personalmente avrei migliorato o cambiato, ho sentito l’ispirazione e la motivazione per realizzare cortometraggi miei.


Quali sono gli artisti che ami maggiormente?

Sono un grande fan di Hitchcock, Villeneuve, Chazelle, registi accomunati dal desiderio di raccontare storie nel modo più impattante possibile. Da piú piccolo, sono rimasto molto colpito anche da Non essere cattivo di Caligari che mi ha permesso di capire che, anche le storie apparentemente più semplici, sono in grado di donarti sensazioni incredibili, uniche, risultato del lavoro svolto dalla regia, dal montaggio, dalla fotografia e da tutte le altre componenti che unite, ti regalano qualcosa di straordinario.


Shot dal film Vertigo - La donna che visse due volte di Hitchcock (1958)
Shot dal film Vertigo - La donna che visse due volte di Hitchcock (1958)

Parliamo di Romantica, il tuo cortometraggio. 

La storia narra di due protagoniste che condividono un lutto, ma che faticano a comunicare tra di loro: com’è nata quest’idea e cosa ti ha spinto a voler raccontare queste emozioni?

L’idea nasce da un sogno che ho fatto dove una mia amica si trovava accanto al Tevere e lì guardava in camera, parlando in romano.

Un quadretto che ha preso forma nella mia mente e a cui ho deciso di affidare alcuni stili cinematografici ben precisi: il mio intento era quello di unire lo stile Neorealista - per elementi quali il bianco e nero, il formato 4:3 e gli oggetti vintage - e la Nouvelle Vague - con riferimenti a

Il Bandito delle 11, Fino all’ultimo respiro, Hiroshima Mon Amour - mirando ad unire il tutto in un prodotto contemporaneo.


Locandina di Romantica
Locandina di Romantica
Shot tratto da Pierrot le fou di Jean-Luc Godard (1965), ispirazione per lo shot seguente di Romantica
Shot tratto da Pierrot le fou di Jean-Luc Godard (1965), ispirazione per lo shot seguente di Romantica
Shot tratto da Romantica
Shot tratto da Romantica

Tra inquadrature, prospettive e colori, come hai lavorato sulla componente visiva, stilistica e registica dell’opera?

Ho realizzato una shotlist per l’organizzazione delle scene e delle riprese, elemento che chiaramente, poi, cambia sempre durante il lavoro: l’idea iniziale riguardava la realizzazione di un montaggio godardiano - ispirato allo stile del regista francese Jean-Luc Godard tra jumpcut e montaggio non lineare - ma in seguito, ho preferito un montaggio classico, proprio perché preferivo raccontare una storia forte con un linguaggio comprensibile. Apprezzo anche lavori più complessi, ma credo sia molto importante non far sfuggire elementi fondamentali di una storia, provando a creare una componente d’imprevedibilità, ma controllata dal punto di vista registico.


La rottura della quarta parete rappresenta una delle scelte artistiche che apprezzo di più in quanto credo coinvolga molto il pubblico. 

In questo caso specifico, però, la protagonista non si rivolge agli spettatori, ma parla con il narratore, interpretato da te. Com’è nata l’idea, brillante a parer mio, di inserire una sorta di grillo parlante nella coscienza di Anna?

La rottura della quarta parete rappresenta un riferimento alla Nouvelle Vague.

Ho deciso di far in modo che la voce del narratore venisse ascoltata soltanto da Anna - elemento che si collega ad un genere fantastico - ponendo l’attenzione su come il suo modo di vedere la vita sia completamente differente da quello della madre, personaggio che va incontro ad una forte disillusione.


Perla è il titolo del tuo nuovo progetto, un cortometraggio incentrato sulla tematica della salute mentale. 

Credo che la nostra generazione sia molto più attenta alla cura della propria sfera psicologica rispetto alle altre generazioni, la tua scelta lo dimostra. Cosa ti ha spinto a trattare questo argomento? Puoi svelare qualche dettaglio riguardante la trama?

Perla è un progetto che mi sta molto a cuore, essendo una storia che nasce da esperienze personali, sia mie che del co-sceneggiatore dell’opera, Davide Dello Margio. Nel corso dell’estate 2024, mi sono dedicato alla scrittura del cortometraggio, provando a creare una storia comprensibile e aperta a tutti. L’obiettivo consiste nel realizzare qualcosa che resti davvero al pubblico, dando voce a chi non riesce ad esprimersi o a chi non ne ha la possibilità, dando forza a tutti. Speriamo di portare Perla nelle scuole e negli istituti di salute mentale: siamo già in contatto con Progetto Itaca Roma e con Telefono Amico Italia, realtà che si occupano di queste importanti tematiche da diversi anni.

L’opera possiede un cast e una troupe di altissimo livello, sarà prodotta da Kublai Film, la post-produzione sarà integralmente affidata a Media Fenix, nostro sponsor tecnico, il montaggio ad Andrea Santoro di White Light e Sayonara Film come distributore.


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Ci sono anche altre arti che ti affascinano, oltre a quelle visive?

Sono un grande appassionato di musica, di cantautorato, nello specifico del rap italiano come Mezzosangue, Rancore, Salmo, Nayt, artisti che mi hanno ispirato per le mie visioni e per le mie estetiche, tra l’altro io e Nayt abbiamo lo stesso film preferito: Drive. Mi piace molto anche la letteratura, anche se riesco ad entrare maggiormente in sintonia ed empatia con ciò che vedo in una narrazione filmica.

Inoltre, i videogiochi sono un’altra grande fonte di ispirazione per me, permettendoti di vivere qualcosa di extraordinario.


Hai progetti futuri?

Sì, punto alla realizzazione del mio primo lungometraggio, probabilmente intitolato Sembra che piova.


Ti ringrazio molto per il tempo. Le tue idee e i tuoi progetti sono caratterizzati da una notevole intelligenza emotiva, eccellenti componenti registiche, narrative ed interpretative. Buon lavoro a te e alla tua troupe, ti auguro una carriera ricca di soddisfazioni.


Intervista a cura di Sonia Spera

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