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POVERE CREATURE! (2023) | La moda come percorso visivo di autodeterminazione

  • Immagine del redattore: Sonia Spera
    Sonia Spera
  • 29 dic 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 10 gen

Intro

Povere Creature! (2023) è un vero e proprio gioiellino diretto da Yorgos Lanthimos: l'opera vanta di un cast d'eccellenza tra Emma Stone - premio Oscar come Migliore Attrice Protagonista per il film - Willem Dafoe e Mark Ruffalo.

La componente visiva del film è surreale, incantevole, ipnotica. Le scelte stilistiche rappresentano un punto chiave: ogni abito di Bella è un capitolo, una tappa del suo processo di emancipazione.

La moda di Poor Things! è un vero e proprio simbolo del percorso evolutivo di Bella Baxter, main character interpretato dalla brillante Emma Stone.

Il lavoro della costumista Holly Waddington, premiato con l’Oscar come Miglior Costume Design, mira alla creazione di un dialogo tra moda, crescita e identità: studiare il guardaroba di Bella vuol dire osservare la formazione di un’interiorità attraverso il tessuto.


Un percorso stilistico di autodeterminazione 

Inizialmente, Bella possiede un corpo adulto, ma una mente infantile, per questo indossa spesso camicie da notte e abiti bianchi, scelte costumistiche non ancora filtrate da regole e imposizioni sociali, bensì legate ad una fase fanciullesca.

Il senso di non libertà continua a trasparire da un altro abito molto particolare: contraddistinto da un'aura nuziale, l'abito preso in analisi è caratterizzato da ampie maniche, disegnate con il fine di evocare un senso di intrappolamento, eppure la trasparenza mostra un'evoluzione caratteriale futura, basata sull'acquisizione della propria libertà. Waddington ha spiegato come i primi costumi di Bella siano pensati proprio come contenitori, in questo punto sono gli altri a definirla.

Pian piano, la protagonista assume consapevolezza di quanto sia importante conoscere il mondo circostante, elemento fondamentale per la costruzione di un’identità personale.

L’arrivo di Bella a Lisbona corrisponde al momento in cui l’opera prende colore, concludendo il capitolo in bianco e nero: il guardaroba della giovane cambia radicalmente con costumi più dinamici, colorati, ispirati ad un’evidente estetica vittoriana. Molti abiti sono caratterizzati da cuciture larghe sulle spalle con un alternarsi tra top bianchi, pantaloncini e gonne lunghe svolazzanti, colorati tanto quanto i sentimenti di stupore e meraviglia che Bella prova nell'osservare persone e luoghi nuovi. Parlando di ispirazioni e tendenze, come racconta Waddington in un’intervista, il dettaglio degli stivaletti bianchi, indossati dal personaggio di Stone proprio nel corso della sua avventura nel mondo, riprende l’estetica space-age, un concept stilistico fatto di geometrie e materiali particolari, portato avanti da André Courrèges, ideatore dell’haute couture spaziale e futurista degli anni '60 e '70.


L’abito arancione, caratterizzato da un elemento nero centrale, si colloca nella fase intermedia del percorso di Bella, quando la giovane ha ormai abbandonato l’ingenuità iniziale, ma non ha ancora raggiunto una piena maturità e individualità. Non si tratta di un’estetica decorativa, bensì funzionale: il corpo di Bella viene visivamente strutturato, disciplinato, come se avesse bisogno di contenimento e protezione dopo l’impatto con un mondo complesso. L’arancione, colore energico, crea un senso di contraddizione tra la vitalità e il controllo, si tratta di una fase di necessaria autodifesa nel processo di autodeterminazione e scopertà di sè.

Sulla nave per la Grecia, l’armadio e la storia di Bella Baxter continuano a possedere elementi vittoriani tra spalle sontuose e camicette che sembrano veri e propri tessuti ornamentali. I vestiti cambiano con lei, crescono e maturano di pari passo, come a Parigi: Bella passa gradualmente da vittima di ciò che le accade a donna autonoma e consapevole del proprio valore, elementi stilisticamente evocati, ad esempio, dal completo nero, incorniciato dalla neve parigina, capo d'abbigliamento in grado di emanare una meravigliosa aura di tenacia, serietà e professionalità.


Nel finale dell'opera, Bella è pura affermazione di sè. La costumista prende una decisione adatta per un percorso evolutivo arrivato al termine: viene eliminato ogni elemento poco sobrio ed eccessivo, lasciando spazio all'essenziale. Bella indossa un maglione bianco, morbido, semplice, scelto: il bianco ritorna, ma in una veste psicologica completamente diversa, difatti il vestiario chiaro iniziale corrispondeva all'infanzia, all'ingenuità mentre qui il bianco rappresenta consapevolezza e autodefinizione. Libera da imposizioni sociali e figure dominanti, la protagonista del film arriva a possedere l'elemento più importante di tutti: il pensiero critico e indipendente.


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Sonia Spera



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