DALLA CURIOSITÀ AL GIUDIZIO | Rory Gilmore e Anton Ego tra Giornalismo e Critica
- Sonia Spera

- 23 ott 2025
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 8 nov 2025
Cosa accomuna un'aspirante giornalista di provincia con il più temuto critico gastronomico di Parigi?
Attraverso il narrative arc di Rory Gilmore (Alexis Bledel) dalla serie televisiva Gilmore Girls e Anton Ego (doppiato da Pietro Biondi) di Ratatouille, è possibile osservare come il giornalismo e la critica rappresentino un potente strumento d’interpretazione, oltre che una fondamentale chiave di lettura del mondo.
La curiosità come pilastro della scrittura
Rory Gilmore è un’aspirante giornalista: fin dalle prime stagioni della serie, la passione e la determinazione della ragazza le permettono di esplorare ogni storia con attenzione e sensibilità, costruendo un punto di vista autentico, obiettivo, ricco di curiosità intellettuale.
In termini di storytelling, Rory rappresenta molto bene la fase di character development iniziale, caratterizzata dalla capacità di saper delineare gradualmente la propria voce attraverso formazione ed esperienza, arrivando a definire il proprio stile di scrittura.
La critica come prospettiva analitica della realtà
Anton Ego, il temuto critico culinario di Ratatouille, rappresenta l’esperto, il giudice, il severo osservatore.
La sua presenza sullo schermo viene realizzata attraverso un’attenta mise-en-scène: luci cupe, inquadrature ravvicinate e postura austera trasmettono immediatamente autorità e severità; Ego è un esempio di come il punto di vista del critico possa influenzare la percezione del pubblico, mirando a stabilire il tono emotivo della narrazione.
Il suo arco narrativo culmina nel celebre monologo finale: il momento in cui Ego riconosce finalmente il genio di Remy insegna come il lavoro del critico possa evolversi dalla fredda analisi alla capacità di apprezzare la creatività del ragazzo, trasformando così il giudizio in uno strumento di valorizzazione del soggetto analizzato.
«Per molti versi la professione del critico è facile: rischiamo molto poco, pur approfittando del grande potere che abbiamo su coloro che sottopongono il proprio lavoro al nostro giudizio; prosperiamo grazie alle recensioni negative, che sono uno spasso da scrivere e da leggere. Ma la triste realtà a cui ci dobbiamo rassegnare è che nel grande disegno delle cose, anche l'opera più mediocre ha molta più anima del nostro giudizio che la definisce tale. Ma ci sono occasioni in cui un critico qualcosa rischia davvero. Ad esempio, nello scoprire e difendere il nuovo. Il mondo è spesso avverso ai nuovi talenti e alle nuove creazioni: al nuovo servono sostenitori! Ieri sera mi sono imbattuto in qualcosa di nuovo, un pasto straordinario di provenienza assolutamente imprevedibile. Affermare che sia la cena, sia il suo artefice abbiano messo in crisi le mie convinzioni sull'alta cucina, è a dir poco riduttivo: hanno scosso le fondamenta stesse del mio essere! In passato non ho fatto mistero del mio sdegno per il famoso motto dello chef Gusteau "Chiunque può cucinare!", ma ora, soltanto ora, comprendo appieno ciò che egli intendesse dire: non tutti possono diventare dei grandi artisti, ma un grande artista può celarsi in chiunque. È difficile immaginare origini più umili di quelle del genio che ora guida il ristorante Gusteau's e che secondo l'opinione di chi scrive, è niente di meno che il miglior chef di tutta la Francia! Tornerò presto al ristorante Gusteau's, di cui non sarò mai sazio».
L'influenza della parola scritta
Nonostante provengano da universi narrativi e contesti differenti, Rory e Ego condividono un elemento fondamentale: entrambi sono mediatori culturali. Rory osserva il mondo e lo racconta con entusiasmo, Ego giudica le opere per guidare il pubblico nella loro fruizione.
Il confronto racconta come la figura del giornalista cresca attraverso il tempo e l’esperienza, arrivando alla capacità di esprimere un’analisi critica con consapevolezza e professionalità.
La parola scritta diventa così un ponte tra esperienza soggettiva e significato collettivo, qualcosa in grado di plasmare anche l’autore stesso, permettendogli di cambiare prospettiva e pensiero nel corso del processo d’analisi e osservazione del soggetto.
Sonia Spera
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