JOKER (2019) | Analisi della Struttura Narrativa
- Sonia Spera

- 9 set 2025
- Tempo di lettura: 6 min
Aggiornamento: 20 set 2025
«Magnificamente audace ed esplosivo».
Così il quotidiano britannico The Guardian ha descritto Joker (trailer) del 2019, capolavoro diretto da Todd Phillips incentrato sulla vita di Arthur Fleck, character molto complesso destinato a diventare il celebre villain della DC Comics. Ecco, a proposito del mondo DC, la sceneggiatura ha una premessa importante: la storia e il protagonista sono completamente scollegati dal mondo fumettistico, pertanto sarà bene dimenticare le versioni precedenti per focalizzarsi su una nuova narrazione, ambientata nel 1981. L'interpretazione a dir poco divina di Joaquin Phoenix ha portato l'opera alla vittoria di diversi premi tra cui l'Oscar per il miglior attore, l'Oscar per la Miglior colonna sonora realizzata dall'incredibile Hildur Guðnadóttir, il Leone d’Oro a Venezia e tanti altri.
Intro
Studiare i tre atti di Joker, attraverso la metodologia dello sceneggiatore Syd Field, significa esplorare il processo lavorativo
che ha permesso di realizzare un capolavoro. Il film è caratterizzato da una sceneggiatura - scritta da Scott Silver e Todd Phillips - davvero ben stratificata che decide di porre il focus su alcune problematiche sociali quali disuguaglianza e mancanza d'empatia.
La metodologia d'analisi
«La sceneggiatura è una storia raccontata per immagini», afferma Syd Field, uno dei più importanti sceneggiatori al mondo, oltre ad essere considerato il miglior insegnante della suddetta disciplina secondo The Hollywood Reporter; il suo paradigma rappresenta uno strumento, una mappa, una vera e propria guida durante il processo d'analisi di un’opera, metodologia qui utilizzata per studiare ed esaminare il caso di Joker.
Il primo atto è caratterizzato dall'incidente scatenante, un avvenimento che inizia a smuovere la sfera emotiva del protagonista, seguito dal primo plot point, colpo di scena che intercorre tra la fine del primo atto e l'inizio del secondo. Il secondo atto è formato da quattro elementi che costituiscono il punto centrale della vicenda: qui si inserisce ciò che Field definisce pinza 1 - le pinze rappresentano quei frammenti all'interno di una storia che possono apparentemente sembrare insignificanti, ma che sono effettivamente importanti per il prosieguo della vicenda - procedendo col fatal flaw, difetto fatale, una forte debolezza del protagonista che può arrivare da un passato difficile e che gli provocherà un urgente desiderio di cambiamento, arrivando così al midpoint, punto di non ritorno, il colpo di scena che spezza il secondo atto in due parti, seguito dalla pinza 2 che conduce l'atto verso il secondo plot point, significativo momento della storia che intercorre tra il secondo e il terzo atto. L’atto finale è costituito dal climax, punto culminante della storia seguito da ciò che Field definisce risoluzione, il finale in cui il protagonista raggiunge il suo obiettivo, il quale potrebbe anche essere diverso da quello puntato fino a quel momento ed è proprio il caso di Joker, qui l’atteso momento tragico finale si trasforma in una vera rinascita.

Analisi
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Primo Atto
Nel corso della presentazione del protagonista, gli autori costruiscono un gran processo empatico su di lui, mostrandoci la sua vita: Arthur soffre di una precisa patologia, la sindrome pseudobulbare, caratterizzata da episodi di risata incontrollata. Egli vive con la madre anziana, prendendosi cura di lei e guardando in sua compagnia il programma di Murray Franklin, interpretato dal grande Robert De Niro, dal quale vorrebbe essere acclamato come comico emergente in una delle puntate del suo show.
Arthur lavora tranquillamente come clown e artista di strada, ma un giorno l'uomo viene aggredito e per questo Randall, suo collega, gli pone una pistola per difendersi da eventuali futuri malintenzionati: nel corso di una giornata lavorativa, però, Arthur la fa cadere per errore, venendo così licenziato e scoprendo che il suo amico Randall ha anche cambiato la versione dei fatti, attribuendogli la responsabilità dell'arma.
Scena 37, Incidente Scatenante. Tre ragazzi importunano una donna durante un viaggio in metropolitana fin a quando Arthur non inizia ad avere una crisi legata alla sua patologia: i ragazzi si avvicinano, prendendolo in giro e iniziando a picchiarlo, a quel punto il protagonista estrae la pistola e commette il suo primo omicidio. La scena è seguita dalla meravigliosa e drammatica danza di Arthur, svolta in un bagno pubblico e improvvisata in modo magistrale dall'attore.
Primo Plot Point, momento di svolta tra il primo e il secondo atto: Arthur scopre della probabilità d'essere figlio di Thomas Wayne, padre di Bruce - il futuro cavaliere oscuro - evento che non solo crea grande turbamento nel protagonista, ma è determinante per l'evoluzione di alcuni legami a lui cari.
Secondo Atto
La narrazione prosegue con l'individuazione della Pinza 1 in cui Arthur scopre come il filmato di un suo numero comico sia stato mandato in onda al Franklin Show: con sorpresa, però, l'uomo scopre di essere stato deriso dal suo idolo, elemento che per quanto sembri irrilevante porta Arthur a guardare Murray con occhi diversi e tutti sappiamo cosa ne conseguirà.
Il Fatal Flaw, fragilità e debolezza del main character, arriva a scontrarsi con il suo urgente bisogno di validare la propria esistenza: Arthur prova ad avere un dialogo con Wayne, ma il confronto tra i due non ha un lieto fine. Dopo aver scoperto di essere stato adottato, il protagonista decide di recarsi presso l'ufficio amministrativo dell’Arkham State Hospital: Arthur scopre le carte che non solo attestano la sua adozione, ma anche il delirio della madre. Crolla tutto, anche la ragazza con cui Arthur credeva di aver avuto un legame si rivela frutto della sua immaginazione.
Il Midpoint è il punto di non ritorno, il colpo di scena che divide il secondo atto in due parti e coincide con il momento in cui tutto si illumina nella mente del personaggio: i suoi sentimenti di rabbia e dolore verso la persona che credeva fosse sua madre culminano nell'uccisione della donna; per l'uomo, il grave omicidio appena compiuto corrisponde alla distruzione del sé passato.
Il protagonista entra in una nuova fase della sua vita, fatta di libertà e rinascita. La Pinza 2 coincide con la visione della metamorfosi ormai compiuta: avvolta dall’inconfondibile Rock and Roll di Gary Glitter, l'iconica danza di Joker sulla scalinata di Gotham rappresenta la sua discesa nella follia.
Gli attimi di gloria vengono interrotti da un immediato cambio di registro, difatti a causa degli omicidi precedentemente da lui commessi, inizia un'adrenalinica rincorsa tra Arthur e la polizia, la cui ideazione è qualcosa di sublime: vi è in corso una manifestazione i cui partecipanti sono travestiti e truccati da clown, quale miglior modo per riuscire a mimetizzarsi, scappando via? Ritorna il concetto di invisibilità del personaggio: l'uomo cammina tranquillamente tra la polizia, ma nessuno lo ferma, nessuno lo vede.
Il Secondo Plot Point si posiziona tra il secondo e il terzo atto: qui gli autori si spostano negli studios del Murray Franklin Show, dove Joker è stato invitato per eseguire uno sketch comico, ma dopo aver scoperto della presa in giro andata in onda giorni prima, l'uomo ormai non prova più alcun sentimento di ammirazione per il suo idolo televisivo, anzi, si sente profondamente offeso e ferito da quest'ultimo. Prima dello show, il pubblico assiste ad una conversazione privata tra il comico e il conduttore: una volta lasciato da solo nel camerino, Arthur svolge le prove del suicidio che intende commettere in diretta.
Terzo Atto
Il climax è il punto più atteso all'interno di una storia in quanto rappresenta il momento culmine dell'evoluzione narrativa.
Joker è in scena, qui le carte cambiano: lo stesso character che nel backstage aveva provato l'istante del suo suicidio in diretta nazionale, estrae la pistola e cambia direzione, puntandola verso Murray e commettendo l'ennesimo omicidio; gli autori svolgono un ottimo lavoro di manipolazione emotiva, portando il pubblico a sentire intensamente il dolore del personaggio, vivendo la sua rinascita come fosse quella di tutti.
Syd Field parla di Risoluzione per indicare la conclusione del character arc: Arthur vive il suo momento di gloria, in piedi su un'auto, con il sorriso sporco di sangue - provocato da un incidente avvenuto poco dopo l'uscita dagli studios - e con l'invincibile consapevolezza di non essere più invisibile, ma celebrato e acclamato da tutti.
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Come termina il capolavoro di Todd Phillips? Arthur è in manicomio, quando la donna che lo sta esaminando gli chiede di raccontargli la barzelletta per cui sta sorridendo, egli risponde che seppur la spiegasse, lei non la capirebbe.
Arthur esce dalla stanza con le suole sporche di sangue, suggerendoci la probabile uccisione della donna, nel mentre alcune persone della sicurezza tentano di bloccarlo, ma egli corre via, il tutto sulle note di That’s life di Frank Sinatra che rappresenta l’ennesimo contrasto tra l'immagine e la musica.
Conclusione
Uno dei punti di forza di Joker è la narrazione visiva: come spiega lo sceneggiatore Robert McKee, il cinema deve mostrare anziché spiegare. Phillips affida la metamorfosi del protagonista a gesti, posture, silenzi, musica e danza; l’empatia che lo spettatore prova verso Arthur deriva proprio dalle capacità espressive dell'attore.
La violenza di Joker, seppur ingiustificabile, rappresenta la conseguenza di una società che non è stata in grado di donare amore e gentilezza ad un essere umano fragile e vulnerabile.
Sonia Spera
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